Il traguardo più importante

E così un altro 25 Aprile è passato. Quest’anno in modo ancora più allegro, festeggiando il matrimonio di due amici in questa meravigliosa casa a Pietra Ligure. Il classico posto in cui quando arrivi, devi attraversare un grande cancello verde di ferro, di quelli con la maniglia dura da aprire e che fanno rumore ma che chiudono il mondo fuori, una volta chiusi alle tue spalle.

E’ stata una bella giornata, talmente bella che credo di aver pensato alla Ménière solamente per un attimo. E non è mica poco, anzi.

Quando sono in mezzo a tante persone mi capita spesso di ritrovarmi a guardarle un po’ più da lontano e chiedermi come debba essere stare veramente bene, per tutto il tempo. E’ una sensazione che non ricordo più. Non ricordo più cosa significhi passare un’intera giornata senza provare instabilità, senza sentirmi la testa ovattata, senza che un leggero fischio parta in lontananza nel mio orecchio buono, come una treno che annuncia il suo arrivo. E’ la stessa sensazione che provo quando mi prendo un raffreddore fortissimo e non riesco a respirare dal naso ed improvvisamente mi rendo conto di quanto sia importante quel gesto che invece do per scontato ogni giorno.

Ma non mi sto lamentando, sia chiaro. E’ stata una ottima giornata, me la sono goduta totalmente e per me questo è il traguardo più importante: non lasciare che questa malattia decida della mia vita, anzi, viverla nonostante lei. Prendendomi i miei tempi quando ho bisogno di fermarmi un po’, lasciando fuori chi non sa conviverci e con l’ immutabile speranza che un domani potrà esserci una cura anche per noi.

(Mentre scrivevo questo post mi è tornato in mente quello che avevo scritto un anno fa. Lo riporto qui, mi piace molto):

#scenedamenière: Oggi è una giornata no. Nella storia della mia malattia devo dire che ne ho avute poche, ho trovato il modo migliore per affrontarla, ma poi ci sono quei giorni in cui sono stanca. Delle flebo, dell’ospedale, della nausea. Stanca di sapere che non ci saranno più giornate totalmente perfette o meglio, che devo riscrivere su di me il termine perfetto. Perché perfetto è il giorno in cui non hai una crisi, non hai instabilità ma solo ovattamento. Oppure perfetto è quel giorno in cui non hai effetti collaterali della flebo ma magari una instabilità atroce. Gli abbinamenti sono infiniti, così come possono essere infinite le giornate perfette. Oggi piove, la flebo mi sta dando una nausea terribile da ore, mi sento instabile ed ovattata ma non ho avuto crisi. Un altro giorno senza crisi. Un nuovo giorno per scoprire di nuovo la perfezione. E allora non è poi tanto male.

 

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