Il 2006 era 12 anni fa.

In tv ho trovato un documentario che ripercorre i mondiali del 2006.

Lo guardo e mi rendo conto che, non solo sono passati ben 12 anni, ma che ci sono tantissime cose che non ricordavo più.

Per esempio che la semifinale era formata solo da squadre europee, quanto mi facessero sballare in ordine sparso Ribery, Henry e Zambrotta. Quanto adorassi non avere Materazzi contro, che fenomeno incredibile fosse Cannavaro in difesa. Un dannatissimo muro.

Avevo totalmente rimosso Camoranesi, forse perché lo odiavo troppo e di aver vinto la semifinale contro la Germania ai supplementari con i gol di Grosso e Del Piero.

La finale l’ho vista a Dublino ed ero incazzata nera per non essere in Italia.Non ricordo in che ordine abbiamo battuto i rigori, ma l’ansia quella si. Eccome.

È sempre un’emozione riveder questa partita in tv, anche se è passato così tanto tempo.

Ai tempi non sapevo nemmeno cosa fosse la Ménière. Si era già fatta vedere un paio di volte, ma le crisi erano state distanti e non immaginavo mai più a cosa sarei andata incontro.Quando ripenso a quegli anni mi capita di rimpiangere di non aver camminato e corso di più. Di non essermi goduta il mio equilibrio totalmente. Ma come avrei potuto?!

Tornando ad ora, le immagini della finale appaiono davanti a me.

Rigore per la Francia (giuro non lo ricordavo). Zidane ovviamente segna. 1 a 0 per loro. Maledetti francesi!

Angolo di Pirlo. Materazzi di testa. 1 a 1.

Traversa di Toni.

Madonna Santa quanto era forte Zidane.

Supplementari. Crampi per tutti.

Entra Trezeguet. Altro che avevo rimosso.

Buffon miracolo su Zidane. Cannavaro lo guarda e dice sorridendo“Buffon”.

Zidane rovina la sua ultima partita con la famosa testata e il conseguente rosso. Addio al calcio da vero pirla. Che peccato per il giocatore divino che è stato.

Rigori. Mi batte il cuore anche se so già come finirà.

Barthez e Buffon si abbracciano. Lippi sta per avere un infarto. Si comincia.

Pirlo. Dentro.

Pareggia la Francia.

Materazzi. Segna.

Trezeguet. Traversa. Ciao David.

De Rossi. Dentro.

Abidal. Dentro.

Del Piero. Dentro.

Sagnol. dentro.

Fabio Grosso. La sua rincorsa. E poi ecco il suo sorriso, la sua corsa.

La coppa è nostra.

Tornassi indietro quella sera mi godrei di più quella festa per le vie di Dublino. Camminerei e salterei di gioia molto di più.

Ma questa è un’altra storia.

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